La crisi socio-ecologica che caratterizza l’epoca contemporanea ha reso evidente l’ineluttabilità di soglie critiche il cui raggiungimento è in grado di innescare trasformazioni irreversibili degli ecosistemi e della vita stessa della Terra. A fronte di uno scenario di profonda incertezza, la scienza è intervenuta sotto molteplici prospettive di riflessione disciplinare che hanno contribuito a sottolineare l’insostenibilità tanto della visione ormai consolidata di un progresso illimitato, quanto dell’idea di disponibilità infinita delle risorse naturali1… Leggi tutto
- In letteratura si parla di impronta ecologica per sottolineare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle (fondamentale in argomento è P. Crutzen, Benvenuti nell’Antropocene. L’uomo ha cambiato il clima, la Terra entra in una nuova era, Milano, 2005). Avendo in considerazione l’uso delle risorse naturali in relazione al rapporto prosperità-crescita, si è proposta una rilettura critica dei parametri del benessere, in modo particolare del PIL, richiamando un’attenzione precipua sulle esternalità ed i costi ambientali (cfr. S. Ferlito, Il volto beffardo del diritto. Ragione economica e giustizia, Milano, 2016, 233-238). Non di meno, è utile avere considerazione di come la grande disponibilità di risorse naturali, quali quelle minerarie o petrolifere, oltre a favorire lo sfruttamento ecologico di alcuni Paesi, faciliti lo sviluppo di economie di rendita, che a livello globale alterano tanto economicamente quanto eticamente, gli equilibri della ricchezza a favore delle grandi potenze economiche (in argomento si veda A. Acosta Espinosa, La maldición de la abundancia: un riesgo para la democracia, Quito, 2009, 103-115). ↩︎
